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lA SPIEGAZIONE DEL PERCHE’

di Nedo Paglianti

 

Un mio visitatore (E.C.) mi ha segnalato, nell’Ottobre 2010, che alcune importanti informazioni contenute nella pagina “Il Fatto” (vedi testo barrato)  riguardanti il meccanismo di successione tra Panchen Lama e Dalai Lama sono errate.

 

A supporto, E.C. ha inviato il commento di un’Associazione italiana, fra le più accreditate tra quelle che sostengono la causa del “Tibet libero” e che egli stesso avrebbe interpellato in proposito. Il lettore ci ha girato l’E-mail che ha ricevuto in risposta al proprio quesito, ma che non posso qui riprodurre perché non sono stato sinora autorizzato a farlo. Comunque sia, data l’autorevolezza di tale spiegazione, ne teniamo debitamente conto e ringraziamo ancora il nostro lettore per averci fatto avere questa importantissima osservazione che ci consente di rettificare quanto precedentemente scritto.

 

In sintesi, il commento dice innanzitutto il che Lama Chadrel Rinpoche, è stato incaricato da Pechino di trovare la reincarnazione del Panchen Lama, ma che ha successivamente scelto di rivelare al Dalai Lama i risultati della sua ricerca e che ha pagato con sei anni di carcere la sua fedeltà al Dalai. Il portavoce dell’Associazione che ha risposto al nostro lettore E.C. ammette tuttavia che, annunciandone pubblicamente il riconoscimento, il Dalai Lama abbia compiuto un errore di valutazione non ponendosi (sic) il problema dell'incolumità del piccolo.

 

Poi, il commento spiega altresì come funzioni la prassi lamaista in tema di successioni. “Non è affatto vero – si legge testualmente nell’E-mail – che se il Dalai Lama morisse sarebbe proclamato Dalai Lama il Panchen Lama. Non è mai successo, non fa parte della tradizione tibetana. Per tradizione, il Dalai Lama riconosce (riconosce soltanto) il nuovo Panchen Lama e viceversa, nessuno dei due subentra all'altro”.

 

Devo sinceramente ringraziare il nostro visitatore e l’esperto dell’Associazione (anche se può apparire un ossimoro dato il contesto, ma aspettate…) per aver fornito questo chiarimento, senza il quale non sarebbe stato possibile rilevare l’errore, sempre che di errore si tratti. Per il momento, essendo questa la spiegazione più autorevole che possediamo, la prendiamo per buona. Se, in futuro, dovessimo venire in possesso di interpretazioni diverse e parimenti accreditate, le pubblicheremo. Infatti è pur sempre vero che quanto avevo scritto in precedenza è opinione condivisa da molti altri conoscitori della materia, anche se non è questo il vero punto.

 

Appena ho appreso di questa smentita, sono rimasto perplesso perché non riuscivo a capire per quale ragione altri specialisti dell’argomento avessero così fermamente imputato al Dalai Lama la responsabilità dell’accaduto.

 

L’essenza della differenza tra le due interpretazioni, difatti, non sta nella descrizione giusta od errata del protocollo lamaista di successione del Dalai, ma nell’intento del Dalai che alcuni definiscono deliberatamente criminoso e che l’Associazione interpellata spiega, al contrario, come un banale errore di leggerezza. Leggerezza che comunque, cara la mia Associazione, è costata moltissimo a tutti gli attori principali di questa vicenda, tranne che al Dalai, ovviamente.

 

Questo dubbio mi ha veramente tormentato per alcuni giorni. Come mia abitudine, sono andato a cercare altre informazioni al riguardo e sono giunto alla conclusione che – sebbene il mio lettore abbia avuto ragione nel dire che mio racconto precedente contenesse delle inesattezze riguardo alle modalità di successione tra Panchen e Dalai – il risultato non solo non cambia di una virgola, ma delinea addirittura un quadro ben più grave.

 

L’Associazione dice una cosa che, sinceramente, ignoravo e cioè che sia stato il partito comunista cinese a ordinare la ricerca del Panchen reincarnato. Il Lama Chadrel Rinpoche, in quanto uomo di fede, una volta “rintracciato” il bambino, ha però sentito il dovere morale e religioso di dirlo al Dalai e non a Pechino. Massimo onore alla sua fedeltà, quindi, visto che, a detta dell’Associazione che ha fornito il commento, il gesto gli sarebbe costato oltretutto sei anni di galera. Ma non dimentichiamo che i monaci di Tashi-Lhunpo stavano organizzando la fuga del bambino proprio per metterlo al riparo da quello che poi, invece, è purtroppo accaduto.

 

Questo allora significa che il Dalai, facendo l’annuncio pubblico, ha combinato un tale disastro che uno tsunami al confronto diventa una pioggerellina primaverile. In un colpo solo, questo imbranato è riuscito: 1) a vanificare il piano di fuga concertato dai monaci di Tashi-Lhunpo; 2) a far arrestare il suo fedele Chadrel Rinpoche; 3) a rovinare l’esistenza di un bambino innocente, forse condannandolo a morte; 4) a rendere del tutto inutile il suo avvenuto riconoscimento; 5) a far pagare - ad altri, s’intende - un prezzo incommensurabile, in cambio di nulla. Ecco, credo che non ci siano parole per definire il livello di imbecillità con il quale è stata gestita la faccenda.

 

Se si conosce l’inglese e se si ascoltano le interviste del Dalai Lama dalla sua viva voce (senza doppiaggio), quando lo si sente parlare durante le conferenze, con quei suoi toni alti e bassi di voce che spesso sconfinano nello squittìo del falsetto, con quelle risatine spesso ingiustificate e quasi sempre fuori tempo, con quel suo voltarsi continuamente verso i suoi compagni di palcoscenico in cerca di consensi, specialmente quando dice vacuità, in effetti si ha l’impressione di trovarsi di fronte ad un cretino.

 

Certamente, il Dalai si esprime con la cadenza tipica di molte lingue estremo-orientali e chi non ne conosce bene i meccanismi fonetici può senza dubbio rimanere vittima dell’impressione che quest’uomo sia effettivamente stupido, ma non solo per il tono di voce. Essenzialmente, per l’assoluta inconsistenza di quasi tutti i suoi discorsi, per la totale mancanza di spessore e di argomenti, ma soprattutto per le populistiche quanto disarmanti banalità che snocciola continuamente, come se davvero fossero concetti filosofici importanti. I suoi discorsi, di solito, sono la fiera dell’ovvio. Pertanto, è molto facile essere indotti a ritenere che sia un incapace.

 

D’altronde, poverino, va capito: non è mica allenato al confronto. Abbiate pazienza: se uno viene considerato uomo-dio sin dalla nascita, vuol dire che non è mai stato messo veramente alla prova nel dover dimostrare la ragione delle sue affermazioni. Per quelli che credono in lui, il Dalai Lama ha ragione a prescindere, perché infallibile. Già… ma si tratta davvero di stupidità? Stando a quanto ho successivamente scoperto, credo proprio di no e, anzi, a questo punto ritengo che l’ipotesi che si sia trattato di un atto deliberato del Sig. Lhamo Döndrub per liberarsi di un  potenziale concorrente diventi assolutamente più plausibile. Prima, anche se plausibili, erano pur sempre supposizioni. Adesso, invece, si tratta di prove accusatorie pesantissime.

 

In precedenza, avevo sostenuto che il Dalai avesse voluto eliminare il nuovo Panchen perché suo possibile successore. L’Associazione interpellata dal nostro lettore ci ha spiegato, invece, che non è così perché stando alla procedura lamaista non è mai successo che un Panchen sia subentrato al Dalai. Bene. Allora, se non teme la concorrenza del Panchen, che cosa teme il Dalai? Poc’anzi, vi ho accennato al fatto di aver fatto delle ricerche ulteriori, che ho indirizzato nella comunità tibetana in esilio (volontario) in India. In internet si trova un sacco di materiale, ma quello che più fornisce garanzia di attendibilità sono i filmati e le interviste dal vivo. Sempre su YouTube, è pubblicato lo spezzone di un documentario, a firma del Sig. Eric Campbell, prodotto dalla ABC e distribuito dalla Journeyman Pictures, che potrete vedere collegandovi a questo link.

 

Questo video, che dura circa un quarto d’ora, ci parla di un ragazzo di venticinque anni (ventitré, all’epoca del filmato) che il Dalai ha riconosciuto come 17° Karmapa Lama. Lo vediamo percorrere le strade di Ladakh in un auto blindata, scortata da gorilla, come Michael Jackson buonanima. Si chiama Orgyen (o Urgyen) Trinley Dorje ed ha la faccia pulita, solare, con gli occhialetti, da ragazzo della sua età.

 

Orgyen Trinley Dorje

Trinley Thaye Dorje

Tradizionalmente, il Karmapa Lama è a capo dei Karma Kagyu, la sotto-scuola più estesa del lignaggio Kagyupa, uno dei quattro principali del buddismo tibetano. La rivalità storica tra questa scuola e quella dei Gelugpa, alla quale appartiene l’odierno Dalai Lama, è emblematica. Spesso, il conflitto è sfociato in sanguinose guerre, ma per chi sa della “violenza compassionevole” del lamaismo, questa non è certo una sorpresa.

 

Sempre secondo il mito lamaista, il Karmapa incarna la forza attiva di tutti i Buddha e la sua nascita fu predetta già da Buddha Sakyamuni e da Guru Rinpoche. A causa di una controversia nel processo di riconoscimento, l’identità del Karmapa attuale è sotto disputa tra due “reincarnati”: Orgyen Trinley Dorje, quello del quale stiamo parlando, riconosciuto sia dal Dalai Lama che dal governo cinese di Pechino e Trinley Thaye Dorje, riconosciuto da Mipham Chokyi Lodro, ovvero Shamar Rinpoche (Shamarpa), ma non addentriamoci nell’esame di questa discussione perché ne usciremmo col mal di testa.

 

Torniamo al filmato. Il Sig. Campbell intervista Orgyen Trinley Dorje, che al proprio fianco (non inquadrato) ha un “Marpion Lama” che non esita ad intervenire quando le domande dell’intervistatore si fanno troppo spinte o comun-que differiscono da quanto preventivamente concordato (vedi minuto 13 e 30 secondi del filmato).

 

Orbene, Orgyen Trinley Dorje è nato nel 1985 ed all’età di sette anni – cioè nel 1992 – è stato riconosciuto come reincarnazione del precedente Karmapa Lama, ovvero tre anni prima che fosse annunciato Gedhun Choeki Nyima come reincarnazione del Panchen Lama.

 

Dov’è la cosa sconvolgente? E’ che Orgyen Trinley Dorje è già stato destinato come successore del Dalai Lama… dal Dalai Lama stesso.

 

Questo è quanto ci fa sapere una fonte del tutto autorevole: il Sig. Tenzin Dhundup, membro del TYC, al minuto 1 e 55 ed al minuto 7 e 40 dello stesso filmato. In quest’ultima sequenza, Campbell chiede a Tenzin Dhundup: «Così lei vorrebbe che il Dalai Lama indicasse lui (Orgyen Trinley Dorje - nda) come proprio successore?» e Dhundup risponde: «Credo proprio di sì, anzi, l’ha già fatto.».

 

Ma l’Associazione di cui sopra ci ha spiegato che è il Panchen Lama a designare il Dalai Lama. Può quindi un Dalai Lama designare il proprio successore? Guardando la cronologia dei Dalai Lama che si sono succeduti dal 1391 in poi e vedendo come spesso si sia operato per nepotismo o per volere dell’autorità del tempo (mongola, cinese o manciù), in linea di principio non sarebbe certo uno scandalo, né una novità.

 

Inoltre, il  Dalai Lama è l’Uomo Dio infallibile e se lui dice che così dev’essere, non vedo proprio come possano contraddirlo.

 

L’ipotesi si fa dunque del tutto concreta: Lhamo Döndrub ha denunciato alla polizia cinese l’11° Panchen Lama per evitare che questi potesse investire, in futuro, un successore diverso da quello che egli aveva già deciso tre anni prima.

 

Non dimentichiamo che, come ci ha rivelato il portavoce dell’Associazione “pro-Tibet libero”, è stato Pechino a commissionare la ricerca del Panchen, non il Dalai.

 

Questo che cosa significa? Significa che il Dalai non ha mai commissionato la ricerca del Panchen (anche se avrebbe dovuto essere lui a farlo) semplicemente perché non gli non serviva che qualcuno nominasse il suo erede, in quanto l’aveva già scelto.

 

Ed ecco perché ha fatto l’annuncio prematuro: per eliminare il Panchen ed impedirgli così di sovvertire, un giorno, la sua decisione.

 

Il Dalai sa bene che quando il Panchen Lama “costruito” dal governo cinese sarà inviato a Lhasa, non sarà riconosciuto dalla comunità dei credenti, né, tantomeno, da quella internazionale. Nel frattempo, quello “veramente reincarnato” sarà sparito e dimenticato. Ergo: non resterà solo che nominare Dalai il suo Karmapa preferito (visto che anche i Karmapa sono due).

 

Inoltre, se Orgyen Trinley Dorje succederà a Lhamo Döndrub, non è affatto vero che saranno infrante regole secolari, come commenta lo stesso Campbell nel suo servizio, per le ragioni che ho spiegato prima in merito al modo con cui, storicamente, sono stati nominati i Dalai.

 

Oltretutto, chi riconosce l’autorità del Dalai Lama come essere soprannaturale ed incarnazione di Chenresi (Avalokitesvara), l’arcangelo che non può sbagliare, non potrà che accettarne le decisioni, esattamente così come fa sempre il “parlamento” tibetano in esilio (volontario) di Dharmasala e così come la succitata intervista al Sig. Tenzin Dhundup ha ampiamente chiarito, al di là di ogni possibile dubbio.

 

Del resto, è stato lo stesso Dalai ad avanzare l'ipotesi che la nomina dei futuri Dalai Lama possa essere presto messa ai voti, come avviene per le alte cariche di altre religioni[1] e con un parlamento completamente asservito al suo volere come quello che si ritrova, il gioco è fatto.

 

In sintesi:

 

1.              l’unico che avrebbe potuto nominare un successore diverso dal suo figlioccio, era il Panchen Lama;

 

2.              l’unico modo per impedire al Panchen Lama di riconoscere un Dalai diverso, era quello di metterlo in condizione di non poter esercitare la propria autorità. Quello di farlo sparire è uno dei modi;

 

3.              l’altro Panchen Lama, quello “nominato” da Pechino, è solo un fantoccio che sarà inevitabilmente disconosciuto dalla comunità internazionale “pro-Tibet libero”, ma soprattutto dal parlamento tibetano in esilio (volontario) di Dharmasala. Quindi, lui e le sue eventuali decisioni non rappresenteranno alcun problema.

 

 

 

(da sinistra) Orgyen Trinley Dorje, 17° Karmapa Lama e Lhamo Döndrub, 14° Dalai Lama.

 

Questa foto risale al 2000 quando Orgyen Trinley Dorje, al tempo quindicenne,

raggiunse il Dalai nel proprio esilio (volontario) di Dharmasala in India.

 

 

 

 

 

Tenzin Dhundup. membro del TYC di Ladakh

 

Conferma che il Dalai Lama ha già designato Orgyen Trinley Dorje come suo successore.

 

 

 

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[1] Cfr: http://it.wikipedia.org/wiki/Dalai_Lama#Il_futuro_del_Dalai_Lama