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lo strano Caso del Panchen Lama Scomparso

di Nedo Paglianti

 

Parliamo del sacro bambino tibetano che si dice sia stato rapito dalla polizia cinese. Parliamo di quel fanciullo che viene definito dai sostenitori della causa tibetana come “il prigioniero politico più giovane della storia”.

 

Il Panchen Lama (in italiano: il Grande Erudito, il Grande Studioso) è la seconda carica istituzionale del lamaismo dopo il Dalai, dal quale viene nominato. Il Panchen, al contrario del Dalai, non si occupa anche di amministrazione temporale, ma solo di religione.

 

Cominciamo subito col dire che questo titolo, tradizionalmente, non esisteva. Fu inventato di sana pianta, intorno alla metà del XVII secolo, dal quinto Dalai Lama, Lozang Gyatso solo per omaggiarne il proprio precettore, Lobsang Chökyi Gyalsten, abate del monastero di Tashilhunpo a Shigatsé. La cosa ridicola, visto che si trattava di un titolo mai esistito prima e creato appositamente per ossequiare un influente personaggio dell’aristocrazia religiosa, è che, nonostante ciò, il Panchen Lama venne subito considerato come la reincarnazione del Buddha Amitabha.

 

Rappresentazione del Buddha Amitabha

Il Grande Buddha o Dai-Butsu

nel tempio Kōtoku-in (Giappone)

 

Il povero Buddha Amitabha scoprì così, di punto in bianco e senza essere stato avvisato, di essersi reincarnato in Lobsang Chökyi Gyalsten quando lo stesso era ormai in età molto avanzata. Non solo, lo stesso Lobsang Chökyi Gyalsten, in uno slancio di mistica generosità, volle attribuire il titolo di “reincarnato” del  Buddha Amitabha anche ai suoi ultimi tre predecessori, già defunti da tempo e che l’avevano precorso nel ruolo, quindi autoproclamandosi quarto Panchen Lama.

 

Ma il Grande Erudito Lobsang Chökyi Gyalsten, era talmente “erudito” da non aver considerato un particolare: il Buddha Amitabha non è che se ne stesse lì, nullafacente, nel suo Sukhāvatī a girarsi i pollici (anche se viene spesso ritratto proprio in questa posizione) aspettando che il primo Panchen venuto gli dicesse come, quando ed in chi reincarnarsi. Le reincarnazioni, lui, se l’era sempre fatte d’iniziativa, senza aspettare il consiglio di nessuno e mai avrebbe pensato di poter prendere ordini addirittura da un abate.

 

Il fatto di essere stato reincarnato in contumacia, senza il suo esplicito consenso e, per di più, in tre persone già morte e sepolte, costrinse il Buddha Amitabha ad annullare numerosissime reincarnazioni già fatte e quindi a pagare i danni previsti per rescissione contrattuale senza preavviso.

 

A nulla valsero, nel famoso processo di Buddhakṣetra, le tesi dei suoi legali sul legittimo impedimento.  Essi sostennero che fosse stato all’oscuro di tutto, che fu messo di fronte al fatto compiuto e che quindi fu costretto all’annullamento di molte reincarnazioni per cause indipendenti dalla sua volontà, ma il tribunale lo condannò al risarcimento delle parti lese basandosi sul teorema che, essendo un Buddha, non poteva non sapere. Tutta questa storia, lo mandò decisamente in bestia ed infatti si reincarnò in un facocero del Serengeti.

 

Il Buddha sperava che questo animale, per la prelibatezza delle carni, avesse vita breve, in modo da dedicarsi presto a qualcosa di meglio, ma fu tutto inutile. Il facocero, essendo una reincarnazione divina, campò trecentosei anni contro ogni aspettativa, stabilendo un record assoluto, anche se non fu mai omologato dal National Geographic che subodorava irregolarità.

 

Voci non confermate, sostengono che il Buddha Amitabha, da quel giorno, si sia iscritto ad un corso di “terapia di gruppo” e che, non avendo ancora trovato una spiegazione logica al fatto di essersi reincarnato a sua totale insaputa in ben quattro Panchen Lama di cui uno ottuagenario e tre già mummificati, tuttora lo frequenti.

 

Facili ironie a parte, l’ultimo Panchen Lama in attività è stato il decimo, che si chiamava Lobsang Trinley Lhündrub Chökyi Gyaltsen, il quale, dopo la fuga dell’odierno Dalai in India, restò al suo posto a Lhasa, continuando tranquillamente ad esercitare le proprie funzioni di guida spirituale.

 

Gedhun Choeki Nyima

l’11° Panchen Lama

 

 

Quello che dovrebbe esserci oggi, cioè l’undicesimo Panchen Lama, è il bambino ritratto qui a fianco.

 

Si chiama Gedhun Choeki Nyima ed è nato a Lhari il venticinque Aprile del 1989. L’attuale Dalai ne ha prematuramente comunicato al mondo lo stato di Panchen il quattordici Maggio 1995, quando aveva ancora solo sei anni e difatti, subito dopo, le autorità cinesi lo hanno messo “in regime di protezione”, cioè in una situazione di anonimato molto simile, per capirsi, a quella dei nostri pentiti di mafia, facendolo praticamente sparire, insieme alla sua famiglia.

 

Tutt’oggi, nulla più si sa di lui, se non che dovrebbe avere ventun’anni. In Giappone circola voce che sia morto di malattia qualche tempo fa. Le autorità cinesi si limitano a dire che sta bene. Qualcuno sostiene che sia ancora vivo e che stia effettivamente bene, ma che sia stato “rieducato” in modo da essere favorevole alle politiche cinesi in Tibet. Fatto sta che la sua sorte, per ora, resta un mistero.

 

Perché parlo di questo bambino? Non solo perché la sua sparizione è una delle accuse principali che il separatismo tibetano muove contro Pechino, ma soprattutto perché l’insospettabile Melvyn Goldstein, insigne antropologo statunitense e uno tra i più accreditati studiosi del Tibet del mondo, assegna categoricamente la responsabilità dell’accaduto al 14° Dalai Lama. Riporto integralmente, qui di seguito, la traduzione di un passo del suo libro “The Snow Lion and the Dragon – China, Tibet and the Dalai Lama (Berkeley: University of California Press, 1997), 108-10”:

 

 

“La decisione del Dalai di annunciare prima del dovuto la nomina del nuovo Panchen Lama è stata, a dir poco, politicamente idiota. Certamente, i suoi supporter tibetani e occidentali si sono rincuorati nel vedere il Dalai esercitare ancora la propria autorità, anche in tale circostanza, ma il prezzo pagato è stato enorme ed i vantaggi nulli. In pratica, il Dalai ha regalato a quel bambino la garanzia di tutta una vita da trascorrere agli arresti domiciliari”.

 

E’ fortissima la tentazione di ritenere che il Dalai sapesse molto bene che cosa sarebbe successo dopo quell’annuncio. Perché, dunque, l’avrebbe fatto? Per quale ragione Goldstein dice che l’individuazione del Panchen Lama è stata fatta prematuramente?

 

Basta fare due conti per capirlo e per farsi venire dei sospetti grossi come una casa. Facciamo prima il punto della situazione: il Sig. Lhamo Döndrub, 14° Dalai Lama,  oggi ha settantacinque anni. Con tutti gli auguri di lunga vita che possiamo fargli, la sua scomparsa è un evento al quale dobbiamo seriamente cominciare a prepararci. Che cosa succederebbe se il Dalai morisse oggi che non è stata ancora stata individuata la reincarnazione che lo sostituirà?

 

Succederebbe che il Panchen sarebbe proclamato Dalai. E’ possibile, quindi, che il Sig. Döndrub voglia, invece, designare come suo successore un altro bambino? Facciamo anche un’altra, verosimile, ipotesi. Mettiamo il caso che, per una qualsiasi ragione, vuoi puramente religiosa, vuoi per un semplice gioco di potere, il clero lamaista in Tibet si stufasse di vedere il proprio “capo” sempre in esilio volontario e volesse, invece, disporre di un leader fisicamente presente sul territorio. Che cosa succederebbe? Succederebbe, anche in questo caso, che sarebbe il Panchen ad essere proclamato Dalai. (successiva rettifica: vedi “La Spiegazione del Perché”)

 

E’ davvero fuori dal mondo pensare, alla luce di tutto questo, che il Dalai abbia paura di essere destituito anzitempo?

 

Stante il fatto che lo status di reincarnato non è rilevabile con una TAC, ma viene stabilito per semplice affermazione dai Lama che possono, di fatto, nominare chi meglio credono, non credo siano ipotesi da poter escludere se si ha un minimo di buon senso, visti gli interessi tutt’altro che mistici che ci sono in ballo.

 

Ognuno sia libero di pensarla come vuole, ma i fatti restano e sono questi: le “ricerche” che avrebbero portato all’individuazione di Gedhun Choeki Nyima quale undicesimo Panchen Lama furono affidate al Lama Chadrel Rinpoche il quale, a missione compiuta, ne comunicò il nome in gran segreto al Dalai Lama.

 

Se qualcuno vi dicesse che alcuni monaci di Tashi-Lhunpo, prima che il Dalai facesse l’annuncio pubblico, stavano pianificando di far fuggire il bambino dal Tibet, per trasportarlo in un luogo sicuro, che cosa pensereste?

 

Così come era venuto a sapere della nascita del bambino reincarnato, è verosimile supporre che sapesse anche del piano di fuga concertato dai monaci di Tashi-Lhunpo per proteggerlo? Se sì, è veramente fuori dalla logica ritenere che si sia trattato di un vero e proprio tradimento, un atto deliberato del Dalai, che ha così agito in tutta fretta per eliminare un potenziale concorrente prima che fosse sottratto al raggio d’azione della polizia cinese?

 

Se non lo sapeva, possibile che il Dalai “Oceano di Saggezza”, sia invece così rincoglionito da non aver considerato che la prima cosa successa dopo il suo annuncio sarebbe stato l’intervento della polizia cinese?

 

Ci rendiamo conto che se in Italia un bambino di sei anni venisse nominato anche solo “consigliere comunale”, gli autori dell’investitura sarebbero quantomeno internati nel reparto psichiatria di un ospedale di sicurezza?

 

Ci rendiamo conto che in qualsiasi paese civile quello che i Lama hanno combinato a questo bambino, nominandolo Panchen, si chiama “circonvenzione di incapace” ed è un delitto gravissimo?

 

Il turpe crimine, come giustamente sostiene Goldstein, è stato quello di coinvolgere una creatura innocente in affari politici di questa gravità.

 

L’immondo misfatto, è stato quello di fargli pagare delle conseguenze pesantis-sime per avergli delinquentemente affibbiato, contro la sua consapevolezza e senza la minima possibilità di reazione o difesa, delle responsabilità paradossali senza nessun fondamento razionale, con l’ingiustificabile aggravante della superstizione e, oltretutto, in assenza di alcuna giustificazione pratica se non quella di voler mantenere il potere a tutti i costi e senza scrupoli, persino a scapito della vita di un bimbo innocente.

 

(leggi anche: La Spiegazione del Perchée La Reincarnazione quale Mezzo per il Mantenimento del Potere)

 

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